#moltopiùdiZan: una battaglia di libertà. E’ ora

Questa mattina a “Prima Pagina”, la rassegna stampa di Radio 3, ha telefonato una persona da Torino che si è dichiarata transgender e ha voluto porre un tema che sembra banale, persino ingenuo, di fronte alle analisi sui motivi dell’affossamento del ddl Zan, ma che invece coglie il cuore della questione. “Perché abbiamo bisogno di una legge per chiarire alla nostra società che è un delitto la violenza contro chi non è diverso da noi o dalla nostra concezione binaria?” “Perché abbiamo bisogno di una legge per chiarire che cos’è “l’identità di genere?”.

Ecco, mi pare che in queste semplici domande c’è tutto il succo della questione. Una questione che si pone da anni su tanti temi: da quando si discuteva per far approvare come reato contro la persona e non contro la morale lo stupro, da quando si discute della legge che dovrebbe introdurre come reato l’omofobia, da quando si discute di una legge che dovrebbe approvare il matrimonio fra due persone che si amano, qualunque sia il loro sesso, ma anche da quando si discute di eutanasia. In sostanza da quando si discute di libertà di scelta, ovvero da quando la libertà di scelta è diventata un terreno su cui giocare interessi di partito, piuttosto che una pratica che costruisce cultura nella società, e ne fa un metro di misura della civiltà.

E’ quello che noi, in tante e tanti e tantu facciamo ogni giorno nei nostri territori, e che deve tornare ad essere la parte preponderante, irruente per il processo di cambiamento culturale che può avvenire solo e solamente nella società civile, oggi. Non possiamo affidarlo al potere legislativo, né tanto meno quello giudiziario: sono due campi necessari, ma come sponda a quello che si costruisce nella società civile.

Noi tutt_ qui lo sappiamo perché quotidianamente e instancabilmente lavoriamo per questo; ma quella telefonata stamattina mi è sembrato un segnale di quanti spazi, territori sono scoperti nel nostro paese, lontani dalla contaminazione, dalle possibilità di trasformazione. E allora penso che le nostre reti si devono moltiplicare, che dobbiamo lanciare ponti e diventare esponenziali in tutto quello che facciamo: con i servizi che rendiamo, con gli spazi che apriamo, con la cultura che seminiamo in tutte le sue forme, io con il teatro, con la musica, con le arti visive, dobbiamo riempire gli spazi, riempirli della cultura di libertà ovunque. Oggi più che mai, con ancora più rabbia. Lo dice la Costituzione.