Genova libera. Sempre di più

Dedicata a Carlo Giuliani e a tutte le ragazze e i ragazzi massacrati alla Diaz e a Bolzaneto, un viaggio per attraversare tutto quel che è stato costruito e si sta costruendo verso una società nuova, senza dimenticare la violenza dello Stato. Il 20 Luglio h 18 al Parco delle Valli, Installazione e performance a cura del gruppo Spettacolo dal Vivo di GCC insieme a attrici, attori, insegnanti, attivisti.

Navigare fra i marosi non è facile, ma dai e dai ci siamo abituati, dato che sono più le tempeste che le giornate di sole. Perciò siamo anche diventat_ bravissim_. E’ così che mentre sgomitiamo fra bandi improbabili – che ci chiedono di avere già fondi nostri  tanto per sostenere lavoro, quanto per le spese di produzione e distribuzione, e per giunta persino margini per concedere agli enti pubblici una difejussione (!) – produzioni invariabilmente programmate e familismi vari, troviamo anche il modo e il tempo per realizzare una performance che urge solo ed esclusivamente per amore. E’ da qui che viene “Genova libera”, e non potevamo che chiamarla così perché, effettivamente libera. Libera l’amore, libera la passione, libera l’urgenza, libera l’obbligo a condividere, libera la forza, libera l’energia, libera la rabbia della denuncia, libera la nostra capacità di farci beffe perché sappiamo di essere inesorabili.

Ed è quello che gridavamo a Genova, in quei giorni del 2001. “Genova libera”. Lo gridavamo alla città medaglia d’oro della resistenza, la città che si è opposta come un sol uomo per impedire che l’MSI a ridosso della liberazione venisse a fare il suo congresso. La città che ha fatto di tutto per proteggerci mentre scappavamo dalle cariche, dai lacrimogeni, dalle manganellate. La città che ci ha fatto sentire l’accoglienza, e il disprezzo per quella violenza che veniva dallo Stato, evidentemente preordinata, organizzata e decisa ad ignorare 600mila mani alzate per dire manifestiamo in pace.

Era il movimento dei movimenti, figlio dello zapatismo e della volontà di imboccare la strada di una politica che già nelle sue pratiche realizzava una società nuova, orizzontale, condivisa, capace di relazione, ascolto e riconoscimento delle strade diverse di ciascuno per arrivare agli stessi obiettivi. Una politica a cui abbiamo restituito in quei giorni e da allora la parola Libertà. Ecco perché “Genova libera”.

A 20 anni da quei giorni vogliamo ripercorrere tutto quanto si è andato e si va costruendo per abbattere le mura di Gerico, continuando a tenere alta l’attenzione sulla violenza dello Stato per impedire che il cambiamento strutturare al quale incessantemente lavoriamo avvenga. Violenza diretta, fino ad uccidere un ragazzo e poi scagionare il colpevole parlando di un “colpo rimbalzato su un sasso”, un vero insulto all’intelligenza, fino a pestare ragazzi inermi in una scuola e a torturarli in una caserma, e violenza indiretta, come quella dello schiavismo nel lavoro, delle morti sul lavoro, la precarietà e il ricatto, dell’esclusione dei più poveri dai servizi elementari, della dispersione e dell’abbandono scolastico, dell’incapacità di dare e organizzare accoglienza, della distruzione dei territori e della cementificazione, della privatizzazione di beni comuni come l’acqua, la casa, i servizi, la sanità, la cultura.

Ma la risposta a questa violenza è l’organizzazione, e questa si è tessuta con una trama che sta diventando sempre più fitta attraverso attivismo nei territori, è un altro modo di stare al mondo, di stare e camminare insieme. “Tornare ad essere Uomini“, come cantavamo diverso tempo fa. Ed è ora di tornare a cantare quella canzone.

Tutto questo racconteremo con un’installazione, accompagnata da una performance di brani teatrali, letture, canti, veri e propri interventi, e aperta a chiunque voglia intervenire, per farne una nuova occasione di condivisione. “Genova libera”.

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