COVID FASE 2, LA #RIPARTENZA e’ DELLE LOTTE

No ad una legge-delega incapace di tenere conto delle proposte avanzate dai movimenti, i lavorat_ non ci stanno e tornano sul piede di guerra. Su Radiosonar il podcast della puntata 24 che racconta la “giornata basagliana” al S. Maria della pietà, per l’uso pubblico del Parco, con l’Ex Lavanderia e il Comitato cittadino.

#Nontorneremoallanormalità. E’ un altro hashtag che dal lockdown passa di bocca in bocca, o meglio di tastiera in tastiera, in un crossposting che come è noto è il modo migliore per aumentare esponenzialmente la visibilità.

Il tavolo su transfobia e precarietà al Teatro India sabato scorso

Ed in effetti succede, e continua a succedere. Così dopo aver riconosciuto quei due o tre elementi positivi che la legge-delega sullo spettacolo da vivo e la cultura contiene, siamo in tanti a vedere con chiarezza che nel quadro generale del PNRR, di fronte ad uno stanziamento ridicolo per il settore e a norme generali che non mutano di un ette la condizione dei lavoratori, la contaminazione per dare una risposta chiara a questa politica è decisamente virale.

Il Coordinamento Spettacolo Lombardia, B.U.L.L.S. Brescia Unita lavoratori e lavoratrici dello spettacolo, Lavoratori e Lavoratrici Spettacolo Piemonte, Emergenza Spettacolo Liguria, Maestranze dello Spettacolo – Veneto, CAM – Coordinamento Artisti della scena marchigiana, A.D.U. Umbria, Attrici e attori professionisti campani, Approdi_Calabria: sono i coordinamenti regionali, quasi la metà, all’elenco dei quali si vanno aggiungendo via via altri, insieme ai coordinamenti trasversali in tutto il paese come Presidi Culturali Permanenti, Attrici Attori Uniti, Sarte di scena, Facciamo la conta, Mujeres nel teatro, Amlet_a, CUB Info e Spettacolo, Il Teatro Viaggiante, I.T.M. Interpreti del Teatro Musicale, Lirica Muta, R.A.C. registi a confronto.

La “svolta epocale” contrabbandata dal governo sulla legge-delega, si legge nel primo volantino/post uscito subito dopo le roboanti dichiarazioni del ministro della cultura, “non tiene conto delle proposte avanzate dai movimenti, realtà e associazioni in quest’anno di confronto e lavoro incessante”. Dunque quelle due o tre norme su malattia e maternità, sull’inclusione dell’intermittenza, semplicemente, dato un anno di mobilitazioni e due incontri al tavolo interministeriale, non potevano non metterle. Ergo è ora di tornare in piazza.

E questa volta, anche grazie alla possibilità di muoverci più liberamente, la mobilitazione deve essere nazionale. Ma attenzione: non si tratta di una manifestazione per acquietare le coscienze e raccontarci che “ci siamo mobilitati”, no, è un presidio in senso consustanziale, lo è per dire “siamo qui”, non molliamo, avrete il nostro fiato sul collo. E da qui, tutto ciò che ne consegue quando non si viene ascoltati.

Per chiarezza, gli stessi tavoli avviati al Globe per #rifareilmondo sono ripartiti: sabato scorso al Teatro India il tavolo su sessismo, omolesbotransfobia, violenza e precarietà ha tenuto il primo appuntamento successivo all’occupazione, mentre in questa stessa settimana ripartirà il tavolo su contratto e riforma, la prossima quello sul reddito e la successiva su spazi e redistribuzione fondi pubblici. Ancora da avviare il tavolo sul diritto d’autore, ma partirà anche questo perché è un tema indispensabile, che intreccia a maglie strette quello sul reddito, che del resto è il basso continuo di tutti i temi. Istituire il reddito minimo universale significa superare sostegni, sussidi, e versamenti premiali, esclusioni e distinzioni burocratiche che nnon tengono davvero conto della realtà in cui vivono le persone, per determinare un mondo del lavoro liberato dalla scarsità e quindi dalla competizione, e spalancare la libertà di scelta di ciascuno di noi. Tutto ciò che non è il capitalismo. Ma è davanti agli occhi di tutti la desertificazione del lavoro e l’impoverimento fino alla schiavizzazione che questo sistema ha prodotto, e che la china continua a peggiorare.

Non per niente gli spazi culturali e sociali, quelli che sono oggetto di uno dei tavoli, continuano a tenere vive arte e cultura, continuano a liberare creatività e continuano a tenere in piedi un welfare che il pubblico, anche quello di prossimità, ha ridotto al lumicino: distirbuzione dei pacchi alimentari, di vestiti e di device rigenerati, creazione di punti di ospitalità, doposcuola, sportelli ascolto, supporto psicologico, attività ludiche per i bambini e per gli adulti, proprio come corsi di teatro, perché il teatro non è solo un fine, è anche un mezzo. Per questo la formazione permanente retribuita e il riconoscimento dei formatori come lavoratori dello spettacolo è imprescindibile.

Dunque quella china, nonostante sia sempre più ripida e renda la salita ardua, c’è chi continua a salirla. Perché sa che è come un’altalena basculante, quando saremo sempre di più da questa parte, improvvisamente diventerà discesa.

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...