Spettacolo dal vivo, reddito di cura per tutti. Per una Società della Cura

Se ne parla ormai da molto e in molti ambienti, non solo “alternativi”. Che un reddito universale sia la chiave per ritornare a produrre ricchezza in termini di valore del lavoro e redistribuzione, ovvero che sia la chiave per ridare all’economia il suo significato originario di “gestione della casa” si comincia a capirlo.

Stati Generali, 5 Luglio, Piazza San Giovanni, Roma

Perché tutti sanno che gestire una casa significa gestire un ambiente comune, dove per stare bene bisogna stare bene tutti, ovvero essere inclusi e messi in condizione di realizzarci pienamente. A questo ha da sempre aspirato l’essere umano, e a questo intendiamo tornare.

Insieme, tutti, perché non è questione che riguarda solo gli artisti. Dagli intermittenti francesi è partito un segnale forte che ha raggiunto già diverse altre piazze per “creare una commissione europea tra artisti, lavoratori, sostenitori e collettivi europei” dicono, e anche l’Iniziativa dei Cittadini Europei “Start Unconditional Basic Incomes throughout the EU” comincia a fare breccia. La consigliera della Regione Lazio Marta Bonafoni ne parla in un suo ultimo comunicato assumendo l’impegno di una mozione di adesione della Regione all’iniziativa. E già gli Stati popolari di giugno lanciati da Aboubakar Soumahoro hanno riunito in un’unica piazza per la prima volta tutto il mondo del lavoro precarizzato, ricattato, invisibile. Un evento storico che deve essere colto in tutta la sua portata.

Flash mob dalla manifestazione della Società della Cura, Piazza del Popolo, Roma, 16 Novembre 2020

Lo ha fatto la Società della Cura scendendo in 45 piazze italiane il 16 Novembre scorso, dopo una organizzazione capillare simile a quella straordinaria dimostrazione di democrazia diretta che diede vita al risultato del referendum sull’acqua pubblica nel 2011, e che oggi sottopone alle Istituzioni Regionali e al governo nazionale un documento di sintesi per “uscire fuori dall’economia del profitto”.

In questa puntata ne abbiamo parlato con Monica di Sisto, economista, vicepresidente di Fairwatch, da sempre in prima linea nelle battaglie contro il debito e contro tutti gli accordi “anti-economici”, quelli che portano ricchezza nelle tasche di pochi e impoveriscono interi paesi, come il TTIP.

La copertina dell’album

Per questo non potevamo che farci accompagnare da un altro artista che ha rivoluzionato il jazz, e che in questo album ha messo insieme a livelli altissimi la denuncia contro la segregazione razziale e la creatività musicale. Come un augurio per tutti per un 2021 travolgente, con Max Roach, Abbey Lincoln, Michael Olatunyi, Coleman Hawkins e gli altri: “We insist! Freedom now suite”.

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