Cambio di scena: l’immagine prende forma

Il mondo si sta fermando. Travolto dallo tsunami del coronavirus si è dovuto fermare per forza. Quello che non hanno potuto le proteste, gli appelli, le denunce, ma di più le fosche previsioni della scienza sullo stato di salute della terra, lo ha potuto il virus. Se la teoria quantica ha un senso, è palese la causa-effetto.

Ma se proteste, appelli, denunce non bastano, di certo il mondo diverso che dai forum sociali si va delineando attraverso le pratiche che lo slogan “pensare globale agire locale” ha attivato trovano paradossalmente spazio su questo crinale. Che sì, la parola stessa lo dice, è un precario equilibrio, ma l’ossimoro non fa che descirvere la realtà, ovvero quanto su quello stesso la società ha vissuto, illudendosi, o illusa da, che il lavoro la casa la mutua l’automobile garantissero eterna stabilità.

Se lo è stato per vent’anni – e sottolineo 20, pochissimi, ovvero dal boom economico agli anni 70 – la storia è finita da un pezzo. E in troppi non ci hanno voluto credere. “Adesso torna!…” “Adesso torna!…”, agognavano mentre inventavano riforme fatte di tagli come tarli rodevano il ramo dove si erano seduti, e anche la sinistra, sconfitta dalla Fiat senza volerselo dire, si ritirava dal campo di battaglia e si abbarbicava all’albero senza frutti delle elezioni.

Basta. Questa storia è finita da un pezzo. Non ci hanno voluto credere e ora, è arrivato il virus. Ed ha aperto il sipario sul Cambio di Scena. Ora possono cominciare a vederlo in molti. Ma voglio dire, non quelli che continuano a guardare nella palla di vetro delle fosche previsioni – esercito in strada, ipercontrollo via cellulari – prove tecniche di Stato Totalitario. E non perché i risvolti non possano essere questi, ma perché è ancora una volta un modo di involgersi dentro questa melma invece di cogliere l’occasione. Size the time, diceva Bobby Seale, il tempo è adesso. Non facciamoci rubare tempo e opportunità, utilizziamole al nostro servizio.

L’occasione è creativa perché fa tabula rasa di quanto si è potuto realizzare con gli strumenti che abbiamo avuto finora. Come in un dopoguerra, ci siamo solo noi. Abbiamo solo i nostri corpi, le nostre intelligenze, il nostro spirito, questi sono i nostri strumenti. Ricominciare a immaginare partendo dal desiderio, non più da quanto viene propinato preconfezionato. E il Cambio di Scena è possibile.

(1- continua)

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