Accademia vs vita – Gli allievi rileggono Kleist

Gli allievi dell’Accademia d’Arte drammatica Silvio d’Amico si misurano con il drammaturgo e poeta tedesco. Quattro studi, tre drammi e un epistolario, per un percorso itinerante suggestivo ma senza palpiti, nella cornice incantata di Villa Piccolomini a Roma.

Un momento dello spettacolo

Un momento dello spettacolo

E’ stato come camminare dentro un film lo spettacolo itinerante Un uomo inesprimibile, quattro studi su Kleist realizzato dagli allievi dell’Accademia Silvio D’Amico. Dentro la splendida Villa Piccolomini sull’Aurelia Antica, a Roma, gli allievi del II e del III anno Carmelo Alù, Raffaele Bartoli, Lorenzo Collati e Mario Scandale hanno scelto per questo viaggio Penthesilea, Il Principe di Homburg, La famiglia Schroffenstein, accompagnati da uno studio sull’epistolario di Kleist Potesse tutto il mondo vedermi nel cuore.

Un corpo unico definito dallo scenario, dalle scenografie, dai costumi, indubbiamente sostenuti dalla larghezza di mezzi nonché dalla preparazione degli allievi attori, ha permesso di catturare gli spettatori dentro un’atmosfera romantica dalle forti suggestioni evocative dello sturm und drang, nonostante l’avversione di Kleist per Goethe.

E se l’epistolario ha avuto il merito di tenere il filo teso della vita del drammaturgo nel doloroso dipanarsi di un uomo che la realtà sembra soffocare privandolo di una collocazione, le sue opere, che sarebbero la risposta a questo tormento esistenziale, rimangono slegate come se, non avendo trovato in esse la possibilità di placare quell’inquietudine che lo porterà al suicidio, altrettanto non siano state oggetto di quella ricerca per chi le ha messe in scena.

Così rimane la narrazione dei tre differenti drammi senza l’esaltazione di quella domanda vitale dell’autore che pure dovrebbe ricorrere legandoli, oltre il percorso proposto agli spettatori attraverso le diverse stanze della villa. E in effetti, lasciata la gradevolezza del “film”, rimane la sensazione di una mancata composizione, perché priva della messa a fuoco del nodo centrale, della sostanza. E con essa la domanda capitale: dov’è il teatro?

Se attraverso i maestri riformatori del Novecento abbiamo imparato ad attraversarlo come un’imperdibile occasione di vita nelle domande che può suscitare, nelle contraddizioni che può provocare e nella capacità di scuotere corpi e coscienze, questa è stata una bella occasione persa. Tanto più perché ormai nel XXI secolo, ci si aspetta che il contrasto Accademia vs Vita sia largamente superato.

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